Conversando con Emma Goldmann (italiano)

Conversando con Emma Goldmann (italiano)

martedì 6 dicembre 2005, di Goldmann Emma

Indicato per Azaretto in “Las pendientes resbaladizas”, Montevideo, 1937; identificazione del interlocutore dal Cira di Lausanna.

Conversando con Emma Goldmann

É già la seconda volta che Emma Goldmann, la ben nota propagandista anarchica, viene in Spagna. Accorse subito l’anno scorso, dopo le giornate di luglio, offrendo la sua solidarietà, intelligenza ed esperienza, a vantaggio della causa per cui lotta da cinquant’anni con fede, passione e sacrifici. É pure la seconda volta che m’incontro con lei per scambiare qualche impressione in breve conversazione. E le ho chiesto

Potrei rivederti, Emma, non per una lunga intervista, ma per ben precisare il tuo pensiero pei lettori del Risveglio anarchico di Ginevra.

- Senza esitare un secondo mi rispose

- Volontieri. Prepara le tue domande, e possiamo incontrarci domani.
- 
Infatti, all’ora fissata, ci troviamo in una cameretta della Regionale che le serve di studio nel suo soggiorno qui e la conversazione incomincia.

Prima di tutto dimmi comme ritrovi la Spagna, e specie la Catalogna, da alquanti mesi che manchi
- 
Evidentemente chi non vede che tutto è cambiato ? Chi non vede che i compagni della CNT-FAI, già dominanti la situazione ed ai posti di maggiore responsabilità, ora hanno tutto perduto, pur avendo forse più di prima la massa fedele ai due organismi? Chi non sa e non vede che i comunisti, per il momento alla direzione della cosa pubblica, non hanno nessun seguito ? II popolo li detesta e finiti i ricatti dovuti alle forniture russe d’armi, ben pagate del resto ma assolutamente necessarie, In terra di Spagna io stalinismo non attecchirà mai. Conviene quindi aspettare e tutto lascia sperare che, liquidata la guerra, la ripresa dell’azione diretta, ci riporterà alle posizioni perdute, sempre, en in eso, se non si rinnoveranno funesti errori.
- 
- Credi lo stesso che la CNT FAI, malgrado gli errori a cui alludi, abbia guadagnato terreno in tutta la Spagna ?

- Certamente, assolutamente in tutte le provincia, principalmente di Madrid e Valen-za, le nostre idee si affermano e si sviluppano in maniera straordinaria. Ti basti sapere che in quest’ultimo giro che ho fatto con Federica Montseny e Souchy, dovunque abbiamo parlato a folle immense, vibranti di grande entusiasmo, attente sopratutto alle nostre af-fermazioni più arditamente anarchiche.

- Credi tu che la CNT-FAI, vincitrice incontestata nelle giornate di luglio, potesse spingere più a fondo la rivoluzione ?

- Sono profondamente persuasa, sicurissima, che se la CNT-FAI, avendo tutto in mano e alle loro dipendenze, avessero bloccate le banche, sciolte ed eliminaie guardie d’assalto e guardie civili, messo i catenacci alla Gene-ralità invece d’entrarci dentro per collaborare, dato un colpo mortale a tutta la vecchia bu-rocrazia, spazzato via gli avversari vicini e lontani, oggi, sta sicuro, non subiremmo la situazione che ci umilia e ci ferisce, perchè la rivoluzione avrebbe avuto per consolidarsi i suoi logici sviluppi. Detto ciò, non intendo affermare che i compagni avrebbero potuto realizzare l’anarchia, ma ci si avviava, ci si avvicinava il più possibile a quel comunismo libertarie, di cui si parla qui. Per essere però obiettiva, bisogna che dica, a tutto onore dei compagni spagnoli, che per i primi hanno fatto un esperimento di realizzazioni colletti-viste nei campi e nelle officìne, esempio uni-co nella storia, in tempo di guerra e rivoluzione.

- Non credi che fu grave errore la parte-cipazione degli anarchici al governo ?

Naturalmente, e come potrei pensarla diversamente dopo mezzo secolo di propagan-da fatta contro lo Stato e l’autorità, come po-trei approvare e sanzionare la contraddizione e l’incoerenza in merito alle idee che mi son care? Intendiamoci. I compagni spagnoli han creduto non poter agire diversamente nell’interesse della rivoluzione, quindi se critico e non approvo non mi sento di condannarli. Non compresero che da una compromissione con raffinati politicanti, doveva risultarne inevitabile, fatale un Inganno, sopratutto se innestata sulla politica ambigua, tortuosa e falsa di Francia, Inghilterra e Russia. I risultati non potevano essere che quelli che furono e sono. E se io da vent’anni combatto il bolscevismo non è solo per la sua dittatura, bensì e sopratutto per negare ogni compromesso, i compromessi coi bolscevichi od altri. spingendo a negare l’anarchismo e ad oprare con-tro l’anarchia. Alla prova, la partecipazione dei nostri al governo ha dato i risultati più disastrosi. Anche non volendo essere assoluta nei giudizio, auguro che non ai ripeteranno simili sbagli, a cui tutto sì sacrifica, fede, dirittura, indipendenza, per ottenere nulla di nulla dagli improvvisati amici, per essere prima ricompensati con insulti e calunnie e poi, come ora, imprigionati, pugnalati, fucilati per di più.

- Vedi anche tu che adesso la CNT, mal-grado il malumore che solleva tra i suoi affigliati, pratica troppo la consegna della non resistenza a tutte le provocazioni della reazio-ne, e ch’è giunto il momento di difendersi, per non morire, come dicono i francesi, à petit feu?

- Vedo io pure, e sono del tuo parere, che la CNT fa delle concessioni esagerate senza necessità, ma tutti i compagni che accosto e interrogo sono ossessionata dalla necessità di guadagnare la guerra ed annientare Il fascismo, ragione per cui si dicono forzati di piegare, tacere e subire rassegnati l’arbitrìo del caro fratello in antifascismo ! A mio parere giudicano male la situazione, e capirai, ho un bel rispondere che se è ben vero che bisogna combattere il fascismo fino agli estremi, non posso assolutamente ammettere che si abbia da subire un altro fascismo più perico-loso e nefasto, mascherato da popolare, e che si debba concedere e sempre concedere al punto da fare della CNT, la più forte delle frazioni antifasciste, una minorenne, una serva trascurabile. Aggiungi poi che lasciar fare, lasciar prendere ai governi, l’appetito vien loro mangiando ed hanno per caratteristica totalitaria di tagliare e togliere sempre qualche cosa al popolo, per finire col privarlo di tutte le sue conquiste e ripiombarlo così nella miseria e nella schiavitù. I fatti ce lo dicono tutti i giorni e, come dicevo, di concessioni in concessioni si perderà ogni diritto, si perderà il pane, la libertà e la vita, col perdere anche la guerra e la rivoluzione.

- Non vedi allora che la teoria della non resistenza fa della CNT un organismo che praticamente finirà nei meschino riformismo conservatore e conformista, che deplorammo sempre e deploriamo, come una pall,a al piede, una paralisi di ogni: movimento ?

- Esatto, ma non credo ancora che i nostri abbiano perduto fede nell’azione rivolu-zionaria. Anche su questo punto sono nell’errore, che chiamerò di valutazione, non ac-corgendosi che col persistere nelle rinuncia e nelle concessioni al nemico, già deplorate, in buona fede e senza volerlo, trascinano il pro-letariato spagnolo allla disfatta, come hanno fatto e faranno sempre le Centrali sindacali, mancanti di dinamismo rivoluzionario. Ma, compagno, non c’è da disperare ; conosco troppo i compagni spagnoli e conosco troppo la storia del loro movimento sindacale, provato a mille e mille battaglie, provato a tutte le bufere della reazione, e, d’altronde, non dimenticare che qui il sindacalismo è metodo d’azione e d’attacco, che non conosce e non conoscerà mai la rinuncia ed il compromesso, perchè, in una parola, è anarchico e rivivrà nei suoi uomini e nelle sue lotte come anarchismo, anche se per caso qualche suo cosidetto dirigente dovesse per deformazione pro-fessionale avere velleità di condurre le sue “ truppe ” per cattiva via.

Per finire ti dirò che ho visto e parlato nelle trincee a giovani compagni, pieni d’ardente fede, che assicurano di non lasciare l’arma che a rivoluzione compiuta, come ho avvicinato altri nelle retrovie che rubano al riposo ed allo svago il tempo per la loro ininterrotta attività di militanti, che parlano, scrivono ed agiscono. convinti tutti che la battaglia non è perduta ma continua, che l’anarchismo non ha detto l’ultima parola, essendo aspirazione di popolo ed attingendo dal popolo le forze indistruttibili dell’immancabile avvenire. Partii da Londra quasi convinta anch’io, ad era opinione generale dei compagni, che la rivoluzione spagnola era perduta, sconfitta e con essa il nostro movimento. Ritornerò a Londra e percorrerò tutta l’Inghilterra per affermare in scritti e discorsi che la rivoluzione spagnola resiste a tutte le coalizioni del capitalismo internazionale, persuasa più che mai che l’anarchismo è la sola salvezza della classe operaia. É impossibile ucciderlo, è troppo sentito ed amato, ha radici profonde in tutto e dappertutto, dimostrandosil’interprete disinteressato e sincero della regenazione spagnola, la sola forza di movimento che estesa a tutto il mondo possa additare il proletariato la strada sicura della sua emancipazione integrale.

Qui Emma Goldmann ha finito, e come i lettori vedono, le sue conclusioni non hanno bisogno di chiarificazioni.

Barcellona, 6-10-37

D. L. [Domenico Ludovici]

Il Risveglio Anarchico, Ginevra, anno XXXV, N° 984, 23-X-1937.