LA CNT DOPO LA VITTORIA DI FRANCO

mercoledì 26 aprile 2006, di Ezequiel, frank

Dossier CNT (1939-1960), Autogestione Quaderno N°5, settembre 1985.

LA CNT DOPO LA VITTORIA DI FRANCO

Questo periodo della CNT è poco conosciuto: situato com’è tra la grande rivoluzione del 1936-39 e le azioni di guerriglia degli anni 1945-50, è normale che sia stato messo poco in luce. Tuttavia, è fondamentale per comprendere gli antagonismi attuali e la documentazione in spagnolo è molto abbondante, e lascia spazio a poche zone d’ombra.

Nel 1939 la Catalogna è occupata dai franchiati, ma non le regioni di Valencia e Madrid comprendenti centinaia di migliaia di combattenti. Nel frattempo il governo repubblicano e le organizzazioni politiche e sindacali partono per l’esilio, ivi compresi i "notabili" della CNT-FAI (secondo il termine usato da José Peirats). La diffidenza verso il governo Negrin, nel quale tuttavia la CNT è rappresentata dal ministro Secundo Blanco (Educazione e Sanità), provoca una ribellione di una parte dell’esercito (in grande maggioranza composto da anarcosindacalisti) contro le divisioni con-trollate dai comunisti. In una settimana Cipriano Mera, che aveva una carica equivalente a quella di generale, prende il sopravvento sulle truppe comuniste, mentre Lister e Campesino sono in esilio. Si hanno parecchie migliaia di morti.

In Francia nè la CNT-FAI, nè il ministro Blanco sono al corrente e rimangono spiazzati davanti ai fatti accaduti. Una giunta militare è creata a Madrid con due consiglieri-ministri cenetisti: Gonzalez Marin alle Finanze e Agricoltura ed Eduardo Val alle Comunicazioni e Lavori Pubblici. Lo scopo della giunta è quello di negoziare una evacuazione dei repubblicani più compromessi, in cambio della resa alle truppe franchiate. La propaganda comunista consisteva, e consiste, nell’affermare che la zona Madrid-Valencia era difendibile, fatto esatto, e che la difesa avrebbe comportato l’allestimento di un fronte sud ed un successivo intervento degli anglo-francesi in favore dei repubblicani. Questo ragionamento non manca di logica, ma si dimentica di sottolineare che l’URSS aveva cessato l’invio di materiale bellico dopo il giugno 1938 (in seguito ai contatti stabiliti con Hitler, vedi i documenti diplomatici tedeschi), che offensive come quella dell’Ebro avevano spossato copletamente l’esercito repubblicano e che, dato che la Catalogna era perduta, l’industria bellica agonizzava. Inoltre, la superiorità dell’aviazione e dell’artiglieria tedesca e italiana era talmente netta che da marzo, non solo l’esercito repubblicano non era più in grado di resistere, ma, all’annuncio della formazione di una giunta per l’ottenimento di una resa a condizioni accettabili, si riversò verso i porti di Valencia ed Alitante, e si ebbero in numerosi settori del fronte (soprattutto in Estremadura) dei casi di fraternizzazione fra repubblicani e franchisti.

Il primo aprile Franco si impadronisce di quello che rimaneva della Spagna repubblicana, praticamente senza sparare un colpo. Nei porti del Levante solo una minoranza dei repubblicani può imbarcarsi. A decine di migliaia furono trasferiti in campi di concentramento, alcune centinaia si suicidarono per evitare la sorte che li attendeva. Tuttavia, alla luce dei fatti e delle conoscenze acquisite, si può mettere in dubbio la logicità della loro scelta. In franchismo, a differenza del fascismo tedesco e italiano o del bolscevismo, era una forza composta solo per una minoranza da falangisti, mentre la maggioranza era data da ufficiali di destra, da numerosi cattolici (da cui il ruolo del clero), senza contare i gruppi monarchici-legittimisti (Borboni) e paralleli (Carlisti). Alcuni repubblicani si salvarono dalla condanna a morte per merito delle famiglie che si erano accattivate le simpatie di preti o di amici di infanzia divenuti franchisti. Ma in maniera più spiccia, nel campo di concentramento di Albatera, nei pressi di Valencia, gli imprigionati cominciarono a stampare dei falsi ordini di liberazione, salvando così centinaia di repubblicani.

E’ così che si forma nel 1939 il primo Comitato nazionale clandestino della CNT, il cui segretario fu Pallarols, e il cui compito consistette nel rastrellare denaro per corrompere i giudici e salvare più compagni possibile. Ciò fu permesso grazie a dei lingotti d’argento nascosti dalla federazione regionale dei contadini del Levante (gli autogestionari). Un emissario del Comitato fu allora inviato clandestinamente in Francia per raccogliere dei fondi e accelerare i soccorsi. Ma in Francia il movimento libertario si era dato (o dei "notabili" avevano imposto) un Consiglio Generale, formato nel febbraio 1939, che gestiva i fondi della CNT-FAI e l’indirizzava prevalentemente all’aiuto degli esiliati anarcosindacalisti, permettendo loro l’evacuazione verso l’America Latina (soprattutto il Messico, ma anche Cuba, Santo Domingo e il Venezuela... ma non il Cile, poichè il console, il comunista Pablo Neruda, si opponeva all’immigrazione di tutti gli anarchici). Come annota César Lorenzo (César M. Lorenzo Les anarchiste espagnols et le pouvoir (1868-1969), Paris 1969), il Consiglio Generale fu creato senza alcuna consultazione e si arrogò un potere verticistico nei confronti della base.

In breve, sebbene la CNT-FAI ed i suoi organismi disponessero di "fortune colossali" (J.M. Molina - Juanel -, El movimiento clandestino en Espana 1939-1949, México 1976), si presume centinaia di migliaia di franchi, l’emissario dell’interno ricevette solo 10.000 franchi, appena sufficienti a coprire le spese del viaggio in Francia. Il rapporto trasmesso a Pallarols afferma che i rappresentanti ufficiali dell’esilio sono indifferenti e impotenti di fronte alla sorte dei compagni rimasti in Spagna.

Bene inteso, si ebbero nell’esilio dei militanti scandalizzati da questa incapacità o sabotaggio, secondo i punti di vista, del Consiglio Generale. Ad esempio, Ponzan, che nel settembre 1939 aveva inviato un gruppo in Spagna per stampare dei falsi ordini di liberazione per salvare dei compagni facendoli passare in Francia. Tutti i membri- del gruppo furono uccisi un pò alla volta.

Il Comitato Nazionale di Pallarols cadde anche lui, e la maggior parte dei membri furono fucilati. Nel 1940, gli esiliati anarcosindacalisti erano in maggioranza in Francia divisi fra la zona occupata dai tedeschi e la zona "libera". Il Consiglio Generale non da più segni di vita fino al 1943. Una parte degli anarcosindacalisti partecipa al maquis (la resistenza francese), un’altra, liberata dai campi di concentramento dell’Africa del Nord, aderisce alla divisione Leclerc, od all’esercito americano e inglese, un’altra ancora era stata spedita dai tedeschi nel campo di Mathausen, creato per rinchiudere gli spagnoli. Da notare che il dilemma anarchico del 1914-18, opporsi alla guerra (tesi Malatesta) o fare una scelta di campo (tesi Kropotkin) non si pose neppure (salvo che negli Stati Uniti per opera della rivista Cultura Libertaria), e gli anarcosindacalisti lottarono armi alla mano contro il fascismo tedesco ed italiano, come già in Spagna.

In Francia la CNT si riorganizza nel cantiere per la costruzione della diga di sbarramento dell’Aigle, nella costa del Mauriac, dove pressochè tutti i lavoratori sono spagnoli e cenetisti. Nell’ottobre 1941, gli anarcosindacalisti decidono di rilanciare la CNT. Il 6 giugno 1943, si tiene un plenum clandestino a Mauriac dove viene formata una delegazione CNT zona sud. Uno dei problemi che si pose fu quello di continuare o meno la politica di col-laborazione con i partiti politici, come nella Spagna 1936-39, e si optò per il sì.

Il Consiglio Generale (che non era formato altri che da Germinal Esgleas e da Federica Montseny) rifiutò di riconoscere la nuova CNT. Nel frattempo, si pose l’altro grave problema dei comunisti, che avevano creato un’Unione Nazionale per liberare la Spagna, e la cosa attirava molti compagini ma la CNT denunciò la manovra comunista (dei compagni furono assassinati dal PC, segnatamente a Gers e Ariège).

Non rimase, infine, che il problema del Consiglio Generale, al quale numerosi militanti chiesero i bilanci, in particolare sull’utilizzazione dei fondi. Dopo una trattativa, dove Esgleas e Montseny affermarono che non avrebbero reso conto a nessuno se non in Spagna (cosa che finora non è stata ancora fatta), e dove la CNT lanciò loro un ultimatum prima di espellerli dal movimento libertario, venne trovato un compromesso: nel febbraio 1945 Esgleas e Montseny vengono riammessi nella CNT a condizione d’abbandonare la loro idea di un Consiglio Generale, in cambio la CNT lasciò cadere la verifica dei bilanci. Si arriva così al mese di maggio 1945 al Congresso di Parigi.

In Spagna, dopo l’arresto del primo Comitato Nazionale nel 1939, del secondo durante il 1940, del terzo nel 1941, e del quarto nel 1942-43, l’anno 1943 denotò un certo rinnovamento organizzativo (senza dubbio a causa della situazione internazionale) in diverse regioni. La CNT comincia ad esistere realmente: dei plenum regionali hanno luogo nelle Asturie e in Galizia, dei libertari organizzano dei gruppi di guerriglia in Andalusia. Tuttavia, questa efficienza sarà frenata da Eliseo Melis, un "libertario" che lavorava per la polizia in Catalogna dal 1941 (Cipriano Damiano "La resistencia libertaria", Barcelona 1978) Nel 1943 dei sospetti cominciarono a pesare su di lui e venne messo da parte, essendogli state addebitate alcune responsabilità. Finalmente, il 12 luglio 1947, Melis viene abbattuto, non prima di aver purtroppo ucciso un compagno-

"Eliseo Melis si era vantato per anni di essere un militante rivoluzionario, ma il suo carattere era insicuro, il suo animo viscido, e la sua coscienza sensibile al richiamo della doppiezza e del tradimento" (Solidaridad Obrera). Melis, malauguratamente, non fu un caso isolato.

Nel 1944, caduto il quinto Comitato Nazionale, fu formato il sesto. Nel marzo 1944 si tenne il primo plenum di federazioni regionali, i cui deliberati furono comunicati alla CNT in Francia. Il punto seguente è importante: ’Considerato che il periodo rivoluzionario cominciato il 19 luglio 1936 non è finito, visto che le ragioni che hanno consigliato al Movimento un cambiamento della tattica continua-no ad essere valide, noi continueremo ad adottare una posizione di collaborazione (con gli altri partiti repubblicani, n.d.t.), finchè un congresso regolare non fissi una nuova strategia’ (Damiano, op. cit.).

Uno degli uomini più attenti alla realtà spagnola e conoscitore dei problemi della CNT fu Francisco Ponzan, grande organizzatore aragonese, maestro, formato da Ramon Acin (militante e professore dell’Ecole Normale, compagno di Bunuel), specialista in sabotaggi nella zona franchista. Ponzan, già organizzatore del primo gruppo inviato nel 1939 dalla Francia in Spagna, crea una rete di passaggi alla frontiera franco-spagnola, utilizzando i rifugiati spagnoli che lavoravano come taglialegna sui Pirenei. Riuscirà a inviare più di 1.500 compagni in Gran Bretagna, passando per la Francia ed il POrtogallo. Arrestato a Tolosa nel 1943, Ponzan è fucilato (sarà decorato alla memoria dagli inglesi e dagli americani). Il 22 febbraio 1943, in una delle sue ultime lettere da prigioniero trasmesse clandestinamente, scriveva: "voi non dovete permettervi di prendere accordi e risoluzioni che solo i compagni di Spagna possono e debbono prendere. Limitatevi a seguire le loro direttive invece di imporre loro le vostre [...]. Non tentate di costituire un’organizzazione di massa in Spagna, perchè ciò condurra tutti i compagni in galera [...]. Fate ciò che è possibile per conservare l’unità dell’organizzazione’ (Juanel, op. cit.). Cosa che era praticamente l’opposto di ciò che la maggioranza degli esiliati faceva.

Garcia Oliver, che aveva creato nel 1940 un Partito Operaio del lavoro (POT), lo ripresentò senza successo nel 1944.

Non appena regolato, con la fine del problema Esgleas-Nontseny, il clima interno alla CNT in esilio, esso si inasprì di nuovo nel congresso del maggio 1945.

Una mozione approvata da 20.000 compagni mise fine al collaborazionismo del 1936, nonostante una posizione contraria sostenuta da 6.000 compagni. Tuttavia, in Spagna non soltanto la CNT dell’interno, come si è visto, era a favore della collaborazione politica, ma questo orientamento era stato confermato al plenum di Carabaña (Madrid) delle federazioni regionali nel luglio 1945, tanto che la CNT di Spagna reclama una presenza nel governo repubblicano in esilio (Juanel, op. cit.). La CNT, pertanto, rimase non soltanto divisa tra la Francia e la Spagna, ma si creò in Francia una CNT rappresentante della CNT interna (rappresentanza che, sebbene minoritaria, comprendeva militanti famosi come Cipriano Nera, Ricardo Sanz, Ramon Alvarez e altri).

Martin Zemliak ( = Frank Mintz) (C.P.C.A. n.26)

LA GUERRIGLIA URBANA

La guerra civile spagnola non finì nell’aprile 1939. Vincitori e vinti furono almeno d’accordo su questo. Solo un’intensa propaganda ideologica che s’affidò a tutti i mezzi d’espressione, tentando di mascherare la realtà poteva imporre come un’evidenza una pace sociale che in realtà non esisteva.

Durante la pace franchista, il regime assiste alla nascita dell’ETA. A partire da quella data, è possibile affermare che la guerriglia, rurale o urbana, non ha mai cessato d’esistere in Spagna dal 1939 ai nostri giorni. Per esempio, ricordiamo le lotte del "Gruppo Primo `Maggio" negli anni ’60 e quelle del MIL L e del GARI negli anni ’70.

I mezzi di comunicazione erano, nel periodo preso in considerazione, in mano ai franchisti. La guerriglia non fu mai nominata da loro, gli uomini che l’animavano erano trattati come banditi, assassini, sbandati e altri epiteti mascheranti la realtà delle loro azioni. Termini inventati da giornalisti facenti parte dell’ingranaggio franchista. L’unica informazione diffusa era quella della cattura o della morte di un guerrigliero, sovente in circostanze misteriose (tentativi d’evasione, resistenza, suicidio al momento dell’arresto, ecc...).

La storia della guerriglia è difficile da ricostruire. La gran parte dei suoi protagonisti sono morti. La maggior parte degli uomini che parteciparono alla lotta armata libertaria fu eliminata fisicamente, affrontando la polizia, o fu fucilata.

Quelli che riuscirono a sopravvivere incappano ancora nella curiosità degli storici. Le uniche testimonianze su quest’epoca sono i due libri d’Antonio Tellez consacrati alla guerriglia urbana, a Sabaté e Facerias, i personaggi più importanti di questa storia. Questi libri sono la testimonianza di un uomo che spartì la vita dei guerr-glieri e che fu loro amico. Maquis, resistenza, guerriglia, questi termini si confondono, sono rappresentativi di una parte della storia delle lotte radicali contro il potere franchista.

Cronologicamente bisogna distinguere differenti periodi:

1939-1944: dei piccoli gruppi armati isolati all’interno della penisola, nelle "sierre" (in Aragona, in Andalusia, in Catalogna e in Galizia, tutte regioni dove i libertari sono preponderanti) continuano la lotta contro i fascisti.

Settembre 1944: alla fine della guerra mondiale una invasione massiccia di guerriglieri (con una direzione milítare installata in Francia) ha luoeo attraverso le vallate dell’Aran e del Roncal. L’operazione si risolve in un fallimento, i superstiti sono obbligati a fuggire all’interno della Spagna o a rientrare in Francia. Questo progetto di grande ampiezza riceve l’appoggio del PCE e di alcuni settori della CNT. 4.000 guerriglieri furono catturati.

Inizio 1945: sviluppo della resistenza interna che si segnala per azioni in più provincie.

1947-1952: declino della resistenza dovuto all’intensificazione della repressione ed all’abbandono della lotta armata da parte di importanti settori dell’opposizione spagnola, il PCE soprattutto.

1952-1963: si sviluppano alcune basi di resistenza armata, localizzate principalmente in Catalogna ed Aragona. Sono composte da anarchici che fanno parte inizialmente della CNT, poi in seguito vengono espulsi.

STORIA DEI BANDOLEROS.

In un primo tempo la guerriglia presenta un carattere unitario, sebbene i comunisti siano i principali animatori, questo fatto non impedisce agli anarchici di agire in essa. Il secondo periodo è nettamente libertario, e comincia quando la lotta armata è abbandonata dalla maggioranza delle organizzazioni politiche. La CNT negherà in seguito ogni connessione con i gruppi armati. In Catalogna gli elementi più attivi di questi gruppi furono: Marcelino Massana, José Luis Facerias, José, Manuel e Francisco Sabaté Llopart e Ramon Vila. Per qualche anno operarono in Aragona guerriglieri della banda Rufino Carrasco e "El Tuerto de Fuencarral", le cui attività finirono nel 1951.

Ma è in Catalogna che la lotta armata libertaria proseguì più a lungo ed ebbe la maggior efficacia. Le prime informazioni relative ad una azione specificatemente anarchica risalgono al 6 agosto 1945. Quel giorno sei individui armati attaccano una succursale del "Banco di Vizcaya" a Barcellona. Questa fu la prima di una serie di azioni attribuite agli anarchici. E’ durante questo periodo che numerosi militanti libertari furono arrestati. Jaimes Parés, detto "El Abisino" cadde in quell’epoca. Fu uno dei primi compagni di Sabaté.

Durante il 1946, quando la fine del fascismo e del nazismo in Europa faceva sperare nella prossima fine del franchismo, i gruppi anarchici riapparvero. La loro azione aveva una finalità chiaramente propagandistica, il loro obiettivo era quello di riorganizzare la CNT dell’interno, e di dotarla di mezzi finanziari. Durante questo periodo, numerosi Comitati Nazionali e Regionali della CNT si ricostituirono, per essere nuovamente dissolti in capo a qualche mese. Numerosi membri di questi comitati furono imprigionati e fucilati.

Il gruppo che aveva come leader Marcelino Massana contava al suo interno i fratelli Sabaté (Francisco, detto "El Quico" e José), Facerias, detto "Face" e Ramon Vila soprannominato "Caraquemada". Insieme attaccarono la tesoreria di una fabbrica a Serchs. Un altro gruppo capeggiato da Ramon Terre agiva parallelamente, piazzando dell’esplosivo ai piedi del FET e della JONS (due organizzazioni sindacali falangiste) a Terrassa. Agivano tutti con la sigla di MLE (Movimento Libertario Spagnolo) e JJ.LL. (Gioventù Libertarie). Due dirigenti della FIJL (Federazione Iberica Gioventù Libertarie), Pallarols e Marés, vengono fucilati nel marzo 1946.

E’ a partire dal maggio 1947 che i gruppi anarchici sviluppano le loro più importanti iniziative. Controllano le strade a poca distanza da Barcellona. Le automobili che circolano nei pressi dei centri importanti di comunicazione: Molins de Rei, Castelldefels, Garraf ed Els Bruchs, vengono fermate dai gruppi d’azione. Il gruppo di Massana agisce a Barcellona e nei suoi dintorni. Il colpo più spettacolare che gli è attribuito in quel periodo è un’esproprio nell’officina Hispano-Olivetti. Il gruppo ripete anche la stessa azione di qualche mese prima a Serchs, mentre un altro gruppo, diretto ad Allevaneda, fa saltare i tralicci d’alta tensione di Terrassa e realizza un esproprio a Martorell. José Luis Facerias, che si è in tanto separato dal gruppo di Messana, agisce anche lui a Barcellona e nei suoi dintorni. L’arresto di Marcet del gruppo Facerias, mentre trasportava delle armi da Ripoll a Barcellona, disintegra momentaneamente l’organizzazione libertaria armata, sopravvivono soltanto dei piccoli nuclei armati, come quello soprannominato "Malagosso", che agisce isolatamente.

Nel 1948 la sezione di difesa delle "Juventudes Libertarias" è di nuovo riorganizzata e l’attività anarchica riprende. Nell’aprile, giugno e agosto 1948 il gruppo di Facerias realizza due espropri e s’impadronisce di parecchie migliaia di pesetas in una fabbrica a Barcellona. Il gruppo è identificato quando Feliciano Pernigna ed Alberto Santaolaria, detto "Castellon", cadono nelle mani della guardia civile.

Lo stesso gruppo riappare nel settembre dello stesso anno, realizzando diversi espropri in alcune banche. In quel periodo Ramon Vila, "Caraquemada", agisce nei dintorni di Barcellona, a lui vengono attribuiti un attacco armato in un deposito di carburanti e la collocazione di esplosivi lungo la linea d’alta tensione di Figols-Vic oltre a diverse azioni a Plans de Vives, Serrateix e Terrassa.

Nel 1949 riappaiono i gruppi d’azione rurale, uno di questi è diretto da Massana. A loro si attribuiscono numerosi attacchi armati. Due gruppi autonomi agiscono nei pressi di Barcellona. Il leader di uno di essi è chiamato "El Valencià". Operano a Grannollers e Mollet prima di essere catturati dalla guardia civile. A Barcellona i gruppi sono organizzati all’interno del MLR (Movimento Libertario di Resistenza). In febbraio, luglio ed ottobre numerose azioni sono condotte da questi gruppi (uno dei quali è diretto da Facerias) contro delle officine, contro le ferrovie catalane, contro furgoni portavalori ed una gioielleria.

Nel 1949 anche "El Quico" Sabaté agisce a Barcellona. Nel marzo suo fratello José e l’aragonese Wenceslao Gimenez Orive decidono l’eliminazione di Eduardo Quintela, commissario di polizia specializzato nella repressione degli anarchici. L’azione si svolge il 2 marzo nei pressi della Sagrada Familia, ma per un errore imprevedibile il colpo fallisce. Manuel Pinol e José Tella, due noti fascisti delegati allo sport del "Fronte della Gioventù" sono eliminati al posto del commissario. In seguito a questi fatti, la polizia opera dei pesanti controlli a Barcellona e arriva infine a catturare Lopez Penedo ed a ferire José Sabaté, che nonostante tutto riesce a fuggire. Penedo è giudicato da un consiglio di guerra e fucilato il 7 febbraio 1950. Sabaté, con l’aiuto del fratello, riesce a fuggire in Francia.

Il 3 giugno 1949, Francisco Denis, detto "Catala", muore dopo aver ingurgitato una capsula di cianuro, era stato arrestato a Gironela. La maggior parte dei gruppi era ricorsa a lui per passare i Pirenei, "Catala" era stato anche la guida di molti delegati della CNT dell’esilio che entravano clandestinamente in Spagna.

"El Quico" Sabaté fu arrestato in Francia e accusato di detenzione d’armi, in seguito ad un tentativo di esproprio alla fabbrica Rhône-Poulenc, nei pressi di Lione. Fu condannato a sei mesi di prigione ed a cinque anni di libertà vigilata a Digione. Sabaté non ritornerà in Spagna fino al 1955.

Durante quel periodo Facerias tenta anche lui di rifugiarsi in Francia, a causa dell’intensa repressione che infieriva in Spagna. Il suo gruppo arriva a Figueres, nei pressi della frontiera, ed il 26 agosto, in uno scontro armato con la guardia civile, rimangono uccisi Celedonio Garcia Casino "Celes" ed Enrique Martinez "Quique". Antonio Franquesas "Toni" rimane ferito e verrà ucciso in seguito il 19 aprile 1950, in un altro scontrocon la polizia. Facerias riesce invece a passare la frontiera.

Seguono altri scontri con risultati simili, che mettono fine ad un periodo che costa al movimento libertario la perdita di 29 militanti, 11 feriti e 57 arrestati.

Dal 1950 al 1952 la guerriglia non conosce che dei regressi. Si succedono le morti: Carlos Cuevas e Cecilie Galdos del Comitato Nazionale della FAI, Luciano Alpuente "Madruga", José Sabaté Llopart, "El Cubano", "Espallargàn" e ancora "El Paco", "El Yago", Wenceslao Gimenez "Wences" e "Tragapanes" muoiono in combattimento. Manuel Sabaté, il più giovane dei fratelli Sabaté, è fucilato al "campo de la Bota". Rimangono in vita solo Marcelino Massana, "El Quico", Facerias e Ramon Vila. Il primo si rifugia a vivere in solitudine nei Pirenei catalani, Sabaté rimarrà a lungo a Digione e Facerias parte per l’Italia. Non si hanno più notizie invece di Ramon Vila.

Il silenzio dura tre anni, rotto di tanto in tanto da un’esplesione o dalla diffusione di opuscoli, nel tentativo di ridare fiato al movimento libertario.

E’ durante l’inizio del 1955 che Francisco Sabaté si deciderà ad agire di nuovo. Dopo un contatto con la CNT di Tolosa, viene espulso definitivamente dall’organizzazione. Nè il MLE-CNT, nè la FIJL-FAI dell’esilio volevano sentir parlare di nuove azioni e, di nuovi attentati. Erano contro l’idea di creare una milizia armata in territorio spagnolo. Davanti a questo rifiuto "El Quico" fonda con altri compagni i "Grupos Anarco-Sindacalistas" il cui organo fu El Combate.

Il 29 aprile Sabaté è a Barcellona, rientra in contatto con alcuni compagni, e diffonde in città, durante il primo maggio, migliaia di copie de "E1 Combate". Il 6 maggio in compagnia di tre uomini realizza un esproprio al "Banco de Vizcaya". Il 28 settembre approfittando del soggiorno di Franco a Barcellona, Sabaté ritorna in città, affitta un vecchio taxi a tetto aperto e spiega all’autista che deve distribuire della propaganda favorevole al regime. L’opuscolo redatto in catalano ed in castigliano riporta invece questo testo: Popolo antifascista: so no già molti anni che sopporti Franco e i suoi sicari. Non è sufficiente cri ticare questo regime di miseria e di terrore. Le parole rimangono parole, è necessaria l’azione. Abbasso la tirannia! Viva l’unione del popolo spagnolo! Movimento Libertario di Spagna.

In ottobre Sabaté diffonde un nuovo manifesto: "II popolo spagnolo non si rassegnerà mai alla condizione di schiavitù". In seguito a queste azioni la repressione poliziesca s’intensifica di nuovo, 50 persone sono arrestate e accusate d’appartenere all’FCLE (Federazione Comunista Libertaria Spagnola). Sabaté fugge di nuovo in Francia, dove è arrestato un’altra volta e condannato alla libertà vigilata, alla quale si sottometterà solo per un certo periodo.

Nel marzo del 1956, Sabaté stabilisce dei contatti con Facerias, con il quale forma un nuovo gruppo insieme ad un italiano e ad Angel Marqués Urdi "Pepite". I guerriglieri arrivano a Barcellona, ma la coesione del gruppo non tiene, si separano e tornano in Francia.

Le azioni del gruppo durante il suo soggiorno in Spagna sono difficili da ricostruire. Gli viene attribuito l’attacco al "Banco Central" e la morte di un ispettore. Il 22 dicembre di quell’anno, il gruppo s’impadronisce di milioni di pesetas negli uffici dell’impresa "Cubiertas y Tejados". In seguito a questa azione, Angel è arrestato. Sabaté ritorna in Francia, dove resterà fino al 1959.

E’ in questo periodo che viene ucciso José Luis Facerias, vittima di una imboscata tesa dalla polizia, nel quartiere barcellonese di Verdùn, il 30 agosto 1957. L’annuncio della sua morte, nei giornali spagnoli, riveste una certa curiosità: "José Luis Facerias godeva di una triste celebrità a causa dei suoi numerosi crimini, e cominugava nella sua persona una straordinaria abilità ad una mancanza assoluta di scrupoli, che lo spinsero ai limiti di una inimmaginabile ferocia, che egli pretendeva giustificare con la sua condizione di difensore di una causa politica di cui lui era il perfetto rappresentante". A parte gli agettivi di rigore, era messa in risalto l’appartenenza militante e politica, caso rarissimo nelle abituali informazioni concernenti i guerriglieri. Facerias, nato il 6 febbraio 1920, aveva al momento della morte l’età di 37 anni.

Dopo la morte di Facerias, una nuova parentesi di due anni si apre per la guerriglia libertaria. La fine di questa epopea avrà luogo il 5 gennaio 1960 con l’ultima avventura del "Quico". L’atto finale verrà invece scritto il 6 agosto 1963, con l’assassinio da parte della polizia di Ramon Vila "Caraquemada".

I fatti avvennero nella seguente maniera: alla fine del suo soggiorno a Digione, Sabaté riesce a costituire un nuovo gruppo. Era formato da Antonio Miracle Guittard, 29 anni, Rogelio Madrigal Torres, 27 anni, e Martin Ruiz Montoya, 20 anni. Questi uomini si mettono di nuovo in contatto con l’organizzazione confederale di Tolosa, che però si. rifiuta di sostenere i loro piani. Senza alcun appoggio adottano la sigla MURLE (Movimento d’Unificazione per la Resistenza e la Liberazione della Spagna). L’ultimo ad unirsi al gruppo sarà Francisco Conesa Alcaraz, 38 anni. I cinque decidono di entrare clandestinamente in Spagna per organizzare un nucleo di carattere politico-militare che funga da embrione per una futura unità armata. Attraversano la frontiera il 30 dicembre. In quello stessogiornolaguardia civile è in allerta e si concentra nella zona di passaggio. Per cinque giorni il gruppo riesce ad eludere la vigilanza delle guardie. Ma il 3 gennaio il gruppo è localizzate in una casa colonica, la fattoria "Clarà", a sud di Girona. Circondati dalla guardia civile, non hanno che una scelta: il combattimento. Conesa è ucciso, Sabaté ferito ad una gamba. Asserragliati nella fattoria gli uomini del MURLE non sono facilmente eliminabili. Nella notte si susseguono le sparatorie. Quando i guerriglieri tentano di fuggire, protetti dalla oscurità, Miracle, Madrigale Martin rimangono uccisi. Sabaté, dopo aver ucciso un tenente della guardia civile, si dirige verso la triplice cerchia di guardie che circondano la fattoria, ventre a terra grida: Non sparate, sono il tenente, e in questo me do riesce a fuggire nella notte.

L’indomani, quando i cadaveri dei guerriglieri sono scoperti, Sabaté risulta introvabile. E’ riuscito a fuggire fino alla ferrovia dove riesce a prendere un treno per Barcellona. Sa che è più difficile attraversare la frontiera, mentre Barcellona offre un rifugio più agevole. Nei pressi di Fornells, monta su di una locomotiva, quella del treno n. 1104, che proviene da Port Bou e arriva a Barcellona alle nove del mattino. Minaccia con le armi il macchinista ed il meccanico, ed ordina loro di non fermarsi nelle stazioni intermedie. Il macchinista gli spiega l’impossibilità di eseguire quell’ordine. Arrivato alla stazione di Empalme, Sabaté trasborda su una locomotiva elettrica, sempre in compaenia del macchinista e del meccanico. Questa operazione attira l’attenzione del capo stazione che informa del fatto la guardia civile. Sabatè può allora constatare che le stazioni lungo tutto il percorso fino a Barcellona sono sorvegliate. Nel frattempo la ferita s’aggrava. Prima d’arrivare a Sant Celoni, salta dal treno e raggiunge una fattoria nei pressi del villaggio. E lì che sarà individuato. La guardia civile è messa in allerta dalle sue grida per un alterco con gli abitanti della casa. Una guardia municipale, già informata della fuga di Sabaté, si trova sul luogo dell’alterco. E’ questo ufficiale che uccide Sabaté, con il concorso di un sergente della guardia civile e di uno dei suoi subalterni. Sabaté era ferito ad un piede e ad una coscia.

Il giorno seguente la stampa spagnola scrive: Fine di un bandito. Erano le otto e venti. All’incrocio della via Mayor con Sancta Tecla a Sant Celoni, è stato ucciso il tristemente celebre Francisco Sabaté Llopart, mentre stringeva 1a sua mitraglietta Thomson. Senza saperlo, l’informatore ufficiale fece al "Quico" un ultimo omaggio definendolo "bandolero". Questo termine in Spagna assume un significato, in senso lato, di "campione degli oppressi". Sabaté aveva 45 anni.

"Caraquemada" rimaneva il solo sopravvissuto di quella generazione di guerriglieri. Si era rifugiato nei dintorni di Berguedà, da dove conduceva la maggior parte delle sue azioni. E’ all’incirca a trent’anni che egli incontra la morte, a Castellnou de Bages, ad opera di una pattuglia della guardia civile. Stava piazzando dell’esplosivo contro un’installazione elettrica.

LA GUERRIGLIA URBANA ED I SUOI SCOPI

Le azioni condotte dai gruppi armati erano di una temerarietà senza limiti. I gruppi erano a conoscenza del fatto che tutte le organizzazioni ufficiali avevano abbandonato la strategia armata, rendendo difficile il loro radicamento nel popolo, ma speravano di poter dimostrare a queste organizzazioni i loro errori.

La loro attività di diffusione di testi anarcosindacalisti restò limitata alla sola Catalogna. Le loro azioni ed i contenuti radicali di queste, non erano riferite dai mezzi di comunicazione regolamentati dalla censura.

La principale difficoltà per i gruppi d’azione fu rappresentata dalle relazioni precarie stabilite con i gruppi dell’interno della penisola. La difficoltà a trovare delle basi di appoggio ed a condividere le stesse forme di lotta dell’opposizione dell’interno, rappresentò un notevole ostacolo allo sviluppo della guerriglia.
I gruppi d’azione continuarono la guerra civile, anzi per loro essa non era mai finita. La maggioranza degli oppositori dell’interno, a partire dal 1953, pensava che la lotta contro il franchismo doveva svilupparsi tramite la partecipazione più ampia possibile della popolazione. Da notare che fu a partire dal momento in cui gli Stati Uniti stabilirono delle relazioni diplomatiche con la Spagna, che queste posizioni si fecero largo nell’opposizione antifranchista.

Il principale nemico della lotta armata fu tuttavia la guardia civile. Il numero di guardie dispiegato per reprimere i guerriglieri fu impressionante. Non solo ai valichi di frontiera, ma anche a Tolosa e all’interno dell’organizzazione confederale in essilio. Infiltrandosi fra gli esiliati, le guardie potevano scoprire la partenza dei gruppi verso la Spagna. La collaborazione della polizia francese fu ugualmente molto importante. Se inizialmente il governo francese lasciò che i gruppi di guerriglieri s’organizzassero in territorio francese, senza alcun dubbio in ragione della loro partecipazione attiva alla resistenza contro il nazismo, in seguito l’inizio della guerra fredda trasformò le relazioni diplomatiche tra la Francia e la Spagna. L’attività riprovevole dei democratici europei nei confronti del regime di Franco cambiò il trattamento imposto ai guerriglieri. Si sviluppò invece la collaborazione tra la polizia francese e spagnola e le informazioni concernenti il transito dei gruppi d’azione sui Pirenei. La scomparsa dai loro domicili dei guerriglieri era trasmessa dai poliziotti ai loro colleghi spagnoli.

La guardia civile per lottare efficacemente contro i guerriglieri creò dei corpi speciali antiguerriglia. Questi agenti "speciali" si recavano nelle basi d’appoggio della guerriglia e si facevano passare per guerriglieri. Queste infiltrazioni contribuirono ad eliminare molte basi. I corpi antiguerriglia realizzarono anche numerose azioni tese a screditare i "bandoleros", cosa che creò nella popolazione un clima di insicurezza e che provocò l’isolamento dei guerriglieri anarchici. Le zone di frontiera, le uscite di Barcellona, furono sempre più sorvegliate. Delle pattuglie armate composte da numerosi uomini formarono attorno a Barcellona uno sbarramento repressivo che non permetteva ai guerriglieri nè di tornare alle loro basi, nè di rifornirsi di materiale, nè di ricevere dei rinforzi. Altri importanti nemici dei guerriglieri furono: la polizia nazionale, le guardie municipali, i falangisti e le loro organizzazioni.

Tuttavia, la guerriglia tenne in scacco le forze governative molto a lungo. Fu dimostrato a più riprese che la pacificazione rivendicata dal regime franchista non era accolta dalla popolazione come pretendeva la stampa ufficiale.

La precarietà dei mezzi, che obbligò i gruppi d’azione a realizzare degli espropi; il fatto di non poter contare sull’appoggio della loro organizzazio-ne, la CNT, per la quale avevano lottato ben oltre il 1936; gli orientamenti oscillanti di certi settori dell’opposizione antifranchista, che non esitò a lanciare contro di loro le stesse accuse della propaganda ufficiale del regime; la scomparsa dei gruppi armati del dopoguerra, fecero sì che la lotta contro il regime subisse una trasformazione; ma loro continuarono ad agire con la stessa intransigenza, nonostante i denigratori.

Numerose azioni portate a segno dai gruppi d’azione resteranno probabilmente sconosciute, ma è chiaro che il regime di terrore imposto da Franco ebbe un nemico che si oppose direttamente ad esso: Al terrorismo del governo, noi rispondiamo con il terrorismo popolare.

E’ chiaro che Sabaté e Facerias entrarono a far parte della leggenda popolare; questo prova che, in una certa misura, essi erano rappresentativi della maggioranza della popolazione contro un potere che voleva sottomettere l’insieme del popolo spagnolo.

Il bandito in Spagna è mitifícato perchè incarna la lotta del debole e dell’oppresso contro il potere costituito; viene definito, dall’immaginazione popolare, come il giustiziere dei ricchi ed il difensore dei poveri. Questo fu il caso di Sabaté, quello di Facerias e dei loro compagni.

Essi rappresentarono la personificazione del "bandito nobile", che lotta fino alla morte per la libertà e contro chi si oppone ad essa.

Noi perseguiamo e ricerchiamo la nostra lotta in rapporto alla Spagna e nella Spagna, e consideriamo l’inerzia come 1a morte dello spirito rivoluzionario. Noi facciamo in modo che la voce dell’ anarcosindacalisino si faccia sentire in tutti gli angoli della Spagna, al pari della solidarietà con i nostri compagni detenuti.

Questo testo, datato 8 settembre 1957, fa parte di una lettera indirizzata dai "Gruppi anarcosindacalisti" alla CNT e alla FAI in esilio, per protestare contro l’inattività di queste organizzazioni, per sostenere gli anarchici imprigionati in Spagna e riparare alla loro assenza sul terreno della lotta.

Ezequiel (C.P.C.A. n.26)

DALL’ESILIO AGCI ANNI SESSANTA

Per iniziare, bisogna avere una nozione, in generale, della lotta antifranchista. Tra il 1939 ed il 1944, sembra che solo la CNT ed il PCE fecero riscontrare una certa attività. Il PCE dell’interno sviluppa una tendenza autonoma fondata sul risentimento contro il Comitato Centrale in esilio, che aveva abbandonato la maggioranza dei quadri nella Spagna franchista, e sulla non conoscenza dell’accordo Hitler-Stalin. Nel 1943 il PCE in esilio cercò di contrastare questa tendenza, ma dato che un suo quadro altolocato lavorava per i franchisti, tutto l’apparato del partito fu arrestato.

A parte va collocata la guerriglia rurale, che tra il 1936 ed il 1943 rappresenta una via di salvezza per numerosi militanti, certi di essere liquidati se non avessero compiuto quella scelta, la guerriglia fu particolarmente attiva nel nord, Galizia e Asturie, e nel sud, Andalusia. A partire dal 1943, data la situazione internazionale, la guerriglia comincia a strutturarsi, ad espandersi, e a divenire più offensiva; costituita inizialmente da gruppi unitari, torna in seguito ad essere composta da gruppi separati politicamente (sotto l’influenza dei comunisti).

Tra il 1945 ed il 1960, il PSOE e l’UGT cambiano politica e, come la CNT, puntano su un patto con i monarchici. Così il 23 ottobre 1948 una trentina di guerriglieri socialisti viene riportata in Francia per via mare, grazie al dirigente Indalecio Prieto. Nello stesso periodo la repressione franchista decima i militanti dell’UGT e del PSOE, e questo settore sparisce quasi completamente dalla Spagna.

Quanto al PCE, bisogna distinguere due periodi. Il primo va dal 1944 al 1948, e comincia con un tentativo di invasione armata dalla Francia, attraverso il "Val de Aran", organizzato da Santiago Carrillo, senza aver verificato che i franchisti erano militarmente ben organizzati e che una parte della popolazione del posto era stata evacuata, mentre l’altra era tradizionalmente di destra. In seguito a questo tentativo parecchie centinaia di antifranchisti vengono catturati e in gran parte fucilati. Nello stesso periodo è preso in considerazione un approccio con i monarchici. Poi, tra il 1946 ed il 1948, ancora grazie al lavoro della polizia franchista (pressioni sui militanti per la delazione, infiltrazione di provocatori, ecc.) tutto l’apparato è arrestato. Il secondo periodo va dal 1948 al 1956. Il PCE applica, come in URSS, la purga contro i seguaci di Tito, attraverso i suoi quadri clandestini in Spagna (alcune liquidazioni risalivano già al 1946: ad esempio Trilla, ucciso da uomini di Cristino Garcia). In seguito il PCE dichiara che occorre porre un termine alla guerriglia, e proclama l’entrismo nei sindacati franchisti, vale a dire esattamente il contrario della strategia che aveva fino allora praticato. In ogni caso, il PCE in nessun modo compì dei veri sforzi per far passare in Spagna il materiale militare di cui disponeva in seguito al tentativo d’invasione del 1944. In effetti, il PCE non organizza l’evacuazione, e la guerriglia rurale viene liquidata dalle forze repressive tra il 1949 ed il 1950. La guerriglia cominista fu un fatto principalmente rurale. La guerriglia urbana, organizzata dal PCE a Madrid e Barcellona, ebbe dei mediocri risultati. La sola guerriglia urbana efficace fu quella anarchica, principalmente a Barcellona.

Questa lunga introduzione è necessaria per comprendere le capacità organizzative che misero in campo i marxisti, socialdemocratici e leninisti, e la terribile efficacia della polizia franchista.

Prima di continuare l’esposizione dei fatti una cosa deve essere chiara: le qualità straordinarie mostrate e messe in pratica dai militanti della CNT, così come le sottolinea un autore non libertario.

Durante l’estate 1945 la CNT fu finalmente in grado di preparare il plemum dei delegati regionali, che dovevano ratificare la nomina provvisoria del segretario generale e fissare a grandi linee la politica della centrale sindacale in quei mesi decisivi. La riunione ebbe luogo tra il 12 ed il 16 luglio in una casa colonica situata presso Carabana, villagio ad una trentina di chilometri a sud-est di Madrid. Erano presenti una trentina di delegati regionali e rappresentati della FIJL e della federazione locale di Madrid. Il fatto che la CNT sia riuscita nella Spagna del 1945 a spostare tanti militanti da un luogo ad un altro, ed a riunirli per più giorni senza attirare la attenzione della polizia, denota una capacità organizzativa niente affatto trascurabile. Il problema del trasporto era stato risolto assai facilmente, poichè il proprietario della fattoria andava tutti i giorni a Madrid per vendere il latte, e, nascosti nel suo furgone, i delegati fecero il viaggio fino a Carabaña. Heine Hartmut, La oposicion politica al franchismo, Bacelona 1983.

Occorre dire che la CNT interna era favorevole ai contatti politici, e che l’esilio cenetista non aveva delle posizioni differenti su questo punto, dato che appoggiava la "Junta Española de Liberacion" (una unione dei partiti repubblicani favorevoli ad un governo in esilio), nonostante che rifiutasse il governo repubblica-no nominato dalla Giunta stessa.

La frattura tra la CNT di Spagna e la CNT dell’esilio fu il risultato di opposizioni personali e di diatribe su chi doveva avere l’egemonia sulle decisioni politiche. Dopo il congresso di Parigi del maggio 1945, che sembrò ratificare una ritrovata unione (ma che in realtà segnò l’inizio della rottura), tre delegati, che parteciparono ad una riunione della CNT dell’esilio il 30 settembre 1945, presentarono una mozione di tolleranza, in cui si richiedeva che la CNT in Francia restasse sulle sue posizioni d’appoggio politico alla Giunta senza partecipare al governo, lasciando libera la CNT di Spagna di seguire la propria tattica politica (Heine, op.cit.). Il risultato concreto fu quello di fomentare la divisione di fronte ad un franchismo più unito che mai.

Mi sembra, tuttavia, che, alla luce dei fatti storici, questa divisione non fu così determinante in Spagna a confronto della falsa analisi politica adottata. In effetti, la CNT dell’interno appoggiava la tattica della discussione politica con la destra moderata, senza dare impulso alla guerriglia. Dopo che la soluzione politica si rivelerà un fiasco, la CNT proverà ad appoggiare la guerriglia, tuttavia molto debolmente. E’ evidente che questo errore strategico, accentuato dalla repressione franchista, e la frattura con la CNT in esilio, accelerò la demoralizzazione e la disorganizzazione.

A partire da questa constatazione, la storia della CNT in Spagna diventa una cronologia di fatti ed un martirologio, punteggiato dal periodo della ripresa delle alleanze politiche 1945-47; poi dal periodo della sopravvivenza 1947-53, e infine dal pe-riodo del letargo 1953-60.

LA RICERCA DELLE ALLEANZE POLITICHE 1945 - 1947

Non sembra che esistano studi sulle forze della CNT durante questo periodo e nemmeno sui nomi degli arrestati e delle esecuzioni. Ma esistono alcune cifre: nel luglio 1945 le federazioni regionali stimano di poter diffondere 6.500 copie del periodico clandestino CNT. Alla fine dell’anno "CNT" raggiunge una diffusione di 12.000 copie (Juanel, op.cit.). Tra la fine del 1945’e l’inizio del 1946, si contano 47.000 affiliati solamente nelle regional di Catalogna, Centro, Levante (Valencia e la costa), Galizia, Canarie, Alitante e Murcia, il livello del 1936 sembra raggiunto (Juanel, op.cit.). Nel 1936 la Galizia aveva 23.000 militanti, le Canarie 9.300, Alitante 15.400, Murcia 12.000 (cifre arrotondate per difetto secondo Juanel), citato da Gonzalez Urrien e Revilla Gonzalez La CNT a traves de sus congresos, México, 1981.

La CNT in Spagna dispone, in una certa misura, di gruppi di guerriglia rurale, con il quale il Comitato Nazionale "...intrattiene dei legami, sia pure non organici e regolari" (Damiano, op.cit.). Nell’ottobre 1944 una riunione a Madrid del Comitato Nazionale con i rappresentanti dei guerriglieri anarchici stabilisce che “...la guerriglia rurale sarà un rifugio per i militanti della CNT che saranno identificati dalle forze di repressione, e che saranno bruciati per il lavoro clandestino su terreno libero" (Heine, op.cit.).

Concretamente i gruppi di guerriglieri rurali anarchici sono forti in Galizia ed in Andalusia, con figure leggendarie (i fratelli Quero, Foucillas...), pur essendo presenti in tutto il resto della Spagna.

Ma come dimostrano le citazioni precedenti, la CNT non s’interessa realmente alla guerriglia. I1 segretario del Comitato Nazionale giungerà perfino a rifiutare l’aiuto del capo “...dei guerriglieri dei settori di Galizia, Asturie, Leon e Palencia" che "...vista l’impossibilità di continuare a prendere ordini dal Partito Comunista" a causa del settarismo di questo partito e poichè la guerriglia era composta da uomini di tutte le tendenze, si era messo "...a completa disposizione della CNT per realizzare tutti gli atti ed i progetti d’azione violenta che essa avesse voluto effettuare, convinto che questa organizzazione fosse l’unica che meritava il sacrificio che la vita del guerrigliero comportava" Marco Nadal, Todos contra Franco, la Aliancia Nacional de Fuerzas Democraticas 1944—1947, Madrid, 1982.

L’intento della CNT di Spagna era quello di unire il suo destino agli altri settori repubblicani riuniti nel governo in esilio; il quale, dal canto suo, aveva bisogno della CNT per pesare nelle trattative con le potenze alleate, in particolare la Gran Bretagna e la Francia. Dal settembre 1945 la CNT di Spagna ebbe due ministeri: Leiva (Agricoltura) e Ho racio Prieto (Lavori Pubblici) fino al gennaio 1947, crisi del governo Giral. Dal febbraio 1947 fu rappresentata nel governo Llopis da Montoliu (Propaganda).

Nel 1946 il Comitato Nazionale fece la seguente analisi: "se noi dovessimo liquidare questo problema (il franchismo) con dei mezzi puramente militari, affrontando l’esercito di Franco con le unità della nostra organizzazione, in una difficile clandestinità e senza materiale appropriato, la battaglia si potrebbe prolungare in maniera disperata, o, in caso contrario, essa avrebbe per noi lo stesso catastrofico risultato del sollevamento della resistenza polacca a Varsavia contro i tedeschi [...]. Ma, malauguratamente, il problema non si pone solo in termini militari. E’ invece fondamentalmente politico, e, attraverso la intermediazione di una buona politica, noi potremo risolverlo rapidamente, ottenendo come prezzo della vittoria il minore dei mali" (Marco Nadal, op.cit.).

Come l’appoggio dei paesi cosiddetti democratici svanì, i repubblicani volsero l’attenzione verso l’opposizione monarchica. Bisogna sapere che Franco si considerava come il reggente della monarchia. L’ultimo re, un ragazzo di una quarantina d’anni all’epoca, Don Juan, installato in Portogallo, che non aveva avuto alcun ruolo durante la guerra civile, si mise a cospirare per prendere il potere. Questa alternativa aveva il vantaggio di dare un aspetto nuovo ad un potere ansimante. Numerosi monarchici negli apparati statali e nell’esercito appoggiavano questa soluzione, che avrebbe loro permesso di ripulirsi ed acquisire più potere alle spalle dei franchismí di tendenza fascista o puramente militare.

Nella CNT di Spagna un certo numero di compagni si convinse della giustezza di questa posizione. Così la CNT allacciò dei pourparlers con dei monarchici come Gil Robles, fautore dello sviluppo del fascismo in Spagna dal 1932 al 1936, ed a capo della repressione nelle Asturie nel 1934, e con dei generali della guerra civile, che l’assicuravano dei loro convincimenti parlamentari e democratici. Fu questa ricerca "...di una soluzione di tipo pacifico" (Marco Nadal, op. cit.), che castrò la CNT e gli altri settori repubblicani. Occorre dire che Don Juan, pagato da Franco, non avrebbe potuto svolgere meglio il suo ruolo paralizzante dell’antifranchismo. Il PCE, dal canto suo, si incaricava di paralizzarlo lui stesso con i suoi delatori e la sua lotta anti titista.

Don Juan, dopo aver fatto balenare dei tentativi militari di colpo di stato contro Franco dal 1946 al 1949, finì per mettersi d’accordo con il caudillo il 25 agosto 1945, rinunciando la trono a beneficio di suo figlio Juan Carlos, affidato per la sua educazione a uomini di fiducia di Franco. Malgrado tutto alcuni militanti monarchici fecero ancora qualche tentativo, abortito sul nascere (Heine, op.cit.).

Tutto questo periodo fu infernale per la CNT. Se fra il 1939 ed il 1944 sette Comitati Nazionali erano stati arrestati, tra il 1945 ed il 1947 furono otto, a causa di un delatore, senza contare gli arresti arbitrari di persone sospettate (a ragione) di essere cenestiste. Un Comitato Nazionale aveva calcolato che, fra il dicembre 1946 ed il gennaio 1947, duemila militanti erano stati incarcerati (Juanel, op.cit.).

La chiave dell’arresto di tutti questi Comitati Nazionali tra il 1943 ed il 1947 fu Eliseo Melis, militante anarchico ritornato in Spagna nel 1942 e che aveva delle relazioni nella polizia. In effetti. c’era un delatore zelante e ben piazzato nella CNT catalana, da cui la qualità delle informazioni. Secondo un altro storico Genetista (Damiano, op.cit.), si suppone invece che questo delatore operò dal 1943 al 1945- Il fatto era che la CNT di Spagna si mostrava incapace di prendere delle contromisure efficaci.

E’ invece la guerriglia urbana quella che si ingrossa dal luglio 1947- Questo settore dipendeva in teoria dalla CNT dell’esilio, fino allora assente da attività in Spagna. In effetti, la CNT dell’esilio aveva una certa influenza in Catalogna. Tuttavia, se è vero che la CNT dell’esilio incoraggiava inizialmente questi gruppi di guerriglia, essa finì, al fine di preservare la sua tranquilla esistenza, per sonfessarli prima pubblicamente e poi praticamente. Inoltre, anche la CNT dell’esilio era infiltrata dalla polizia franchista, cosa che spiega i numerosi arresti di guerriglieri non appena giunti in Spagna.

Questa situazione provocò il distacco di numerosi gruppi di guerriglieri dalle due CNT. Nonostante ciò la guerriglia si rese molto attiva nei confronti delle autorità franchiste, come nel caso dell’eliminazione di Melis.

LA SOPRAVVIVENZA 1947 - 1953

Due Comitati Nazionali definirono questo periodo nella seguente maniera: "Tutti i contatti sono interrotti. Il ricorso a risorse economiche autonome è pressochè impossibile, il controllo degli affiliati nelle fabbriche e nei posti di lavoro diventa chimerico. Di conseguenza, le quotizzazioni calano in maniera allarmante" (Damiano, op.cit.). Questa situazione non fece che aggravarsi.

I guerriglieri urbani e rurali furono decimati dalle offensive franchiste del 1949 e 1950 (liquidazione dei gruppi in Catalogna e Andalusia).

Tuttavia, una lodevole speranza sorse con lo sciopero dei trasporti a Barcellona nel gennaio 1951 “...movimento al quale parteciparono tutte le tendenze, compresi dei settori del falangismo [...]. Detto questo, dato che la CNT era ancora l’organizzazione più forte, malgrado i salassi che aveva subito negli anni precedenti, era logico che essa vi contribuisse maggiormente ed incanalasse il movimento verso obiettivi che nessuno supponeva", secondo quanto affermava il segretario della CNT di Catalogna (Damiano, op.cit.).

Nei Paesi Baschi ugualmente la CNT partecipò ad uno sciopero popolare, come aveva fatto nel 1947, con l’UGT e con il sindacato basco STV.

Ma la repressione colpiva troppo forte perchè la CNT potesse trovare una continuità nella sua zione.

IL LETARGO 1953 - 1960

"Il periodo che va dal 1954 al 1960 fu il più cupo di tutta la storia della CNT. Disgustati dai propri errori, spossati dai lunghi soggiorni in prigione, sorvegliati dalla polizia, avidi di un pò di riposo, i militanti dell’interno si ritirarono, uno dopo l’altro, dal combattimento" (Cesar Lorenzo, op.cit.).

Due compagni, Luis e Serafin Gonzales Inestal, intervistati a Madrid il 14 luglio 1976 espressero gli stessi sentimenti: "...quando nel maggio ’53 un emissario del Movimento Libertario in Francia arriva in Spagna, con la missione di ristabilire i contatti con certi gruppi locali della CNT, e di mettersi in contatto con un preteso Comitato Nazionale a Barcellona, pressochè tutti i Genetisti da lui contattati gli dicono che, pur rimanendo fedeli agli scopi ed agli ideali della centrale sindacale libertaria, essi non erano pronti a rischiare la loro libertà ed il pane delle loro famiglie, finchè la situazione nazionale ed internazionale non fosse cambiata" (Heine, op.cit.).

Gli ultimi due gruppi di guerriglia urbana caddero nel 1957 quello di Facerias, nel 1960 quello di Sabaté.

Frank Mintz (C.P.C.A. n.27)

(voir le tableau CNT)

Documenti allegati